CI TOCCAMMO E IL SOLE RISE
Utilizzando come mezzo un illustrazione tratta da una poesia, che ho scritto ispirandomi a un’esperienza di collaborazione con i ragazzi disabili della nostra scuola ho voluto esprimere la possibilità di un contatto, che scavalchi le barriere che il corpo e la normalità hanno creato, rendendo difficile il coinvolgimento fra disabili e non.
Ma se si scava oltre l’aspetto e i limiti, ci si può comunque mettere in contatto in maniera diretta, tramite scambi di emozioni che sanno rianimare anche gli spiriti assopiti.
Potendo osservare con occhi transigenti che non vedono il diverso, ma che piuttosto cercano con insistenza un punto comune, che dia la possibilità di un movimento coinvolgente per entrambe le parti. Alla ricerca di un minimo comune multiplo che azzera le differenze che la vita ha posto come limite.
Punti comuni ce ne sono, me ne accorgo guardandogli negli occhi sentendo l’essenza della vita che mi guarda, avvolta con un illusorio velo di semplicità, dietro al quale si cela una verità particolare che se colta sa scuotere ogni animo. Trovando un’interazione che sappia muovere il corpo verso una stessa direzione senza alcuna differenza.
Dimensioni
Tecnica disegni a matite grafite
RAGGI TERRENI
Fuori dalla finestra,
il temporale minaccioso
scagliava acqua sull’asfalto
e il cielo dava l’illusione della notte,
coprendo il sole con delle nuvole
come nascosto da un velo nero.
In quel momento all’interno delle finestre
La luce artificiale,illuminava.
Ma in un istante la stanza
si riempì di un bagliore,
come se il sole da dietro quelle nubi,
si fosse spostato sull’uscio della porta.
ma non era il sole
ad essere arrivato
piuttosto i suoi raggi più belli
per far risplendere
i nostri stati d’animo
mentre lui non poteva donarci la sua presenza.
entrarono dei ragazzi
e il loro volto innocente
emanava un’energia
che può scaturire solo dagli animi candidi
senza alcuna ombra,
ed io colsi quella forza che il mio animo
sporcato dalla quotidianità
non conosceva.
con grande sorpresa mi prese la consapevolezza
dell’esistenza di grandi emozioni
che con enorme caparbietà
sovrastavano le altre,
vecchie e consumate ormai da giorni.
Quei portatori inconsapevoli
di luce, si misero al nostro fianco
facendoci splendere
della loro luce,
almeno per un’ora.
i vuoti fogli bianchi a disposizione
Si fecero ignari portatori
di emozioni.
Dipinsero delle immagini,
già nel mondo,
interpretandole a loro modo,
reinventando in un istante i paesaggi
che di solito mutano
solo con il passar dei secoli.
Vidi le loro mani stringere pastelli,
matite e pennelli e muoverli in quel
candido sfondo, con movimenti
brevi e istintivi,
creando un filo conduttore diretto
che collegava la loro mente
fantasiosa con il foglio.
All’improvviso ho capito.
Quel che vedono
Senza alcun genere di filtro che ne condizionasse
la forma e il colore.
Mi tirarono addosso
la loro verità,
il loro modo di pensare, insomma,
se stessi.
Muri e barriere caddero,
sbriciolandosi su se stessi.
Le pareti si facevano forza
a vicenda per riuscire a contenere
quell’esuberante energia
che imperterrita si sprigionava.
Le ore si fecero minuti,